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Una posizione di spicco grazie a reti internazionali
Una posizione di spicco grazie a reti internazionali

Una posizione di spicco grazie a reti internazionali

La mancata partecipazione della Svizzera ai programmi quadro europei di ricerca e istruzione è un tema che riguarda Luciana Vaccaro non solo in qualità di cittadina del mondo quale è. La Presidentessa di swissuniversities lo considera anche un aspetto che può minare l’eccellente qualità della formazione professionale e della ricerca in Svizzera. Alla Scuola universitaria professionale dei Grigioni (SUP Grigioni) riconosce il potenziale per diventare un «gioiello nel panorama accademico elvetico».

Intervista: Luzia Schmid / Immagini: Guillaume Perret (HES-SO)

Dott.ssa Vaccaro, lei è nata a Ginevra, cresciuta a Napoli e, oggi, è Presidentessa della Conferenza dei Rettori swissuniversities. Dove si sente a casa?

Mi divido tra Italia e Svizzera ma mi definirei al 100% svizzera e al 100% italiana. Il bello è proprio che non sono costretta a scegliere. Mi sento a casa sia in Svizzera che in Italia. E andrei anche oltre: mi considero prima di tutto cittadina del mondo. Nella quotidianità, le mie identità si intrecciano tra loro e le vivo contemporaneamente, senza che si escludano a vicenda. Questa forma mentis mi permette di sentirmi a casa e nel posto giusto in Svizzera – e, al contempo, di godere della ricchezza della mia doppia identità.

Da cittadina del mondo con il suo background, per lei l’esclusione della Svizzera dai programmi di ricerca e istruzione europei deve sicuramente essere stata un duro colpo.

Effettivamente... La mancata partecipazione della Svizzera ai programmi quadro europei di ricerca e istruzione è una questione problematica. A prescindere dagli ostacoli che ogni singola scuola universitaria svizzera si trova a fronteggiare, qui si tratta di una sfida di natura sistemica: negli ultimi decenni, soprattutto grazie agli scambi e a una stretta collaborazione a livello internazionale, le scuole universitarie svizzere elvetiche sono riuscite a raggiungere un livello eccellente in termini di qualità della formazione professionale e della ricerca. La conoscenza e l’istruzione rappresentano due delle risorse più importanti per la Svizzera. Se il settore universitario dovrebbe essere indebolito, lo sarebbe anche l’attrattiva del Paese come piazza economica. È quindi nell’interesse comune impedire che la posizione internazionale della Svizzera come luogo vocato alla ricerca venga indebolita.

Quali sarebbero i principali svantaggi per il Paese, per le sue ricercatrici e i suoi ricercatori, per le sue studentesse e i suoi studenti?

L'eccellente qualità della ricerca e dell' istruzione offerta in Svizzera è il risultato di un lavoro durato anni. Le conseguenze dell’esclusione della Svizzera dai programmi Erasmus+ e Horizon Europe non saranno pertanto tangibili da subito. Visto lo status attuale della Svizzera, considerato Paese terzo non associato, le università elvetiche non possono più ricoprire posizioni di punta nei progetti di ricerca finanziati da Horizon Europe. Oltre al danno economico che ciò rappresenta per le università, le ricercatrici e i ricercatori che svolgono la propria attività in Svizzera vedono venire meno le proprie reti e sono esclusi dalla cooperazione internazionale. Inoltre, l’esclusione dalle borse di studio (ERC e MSCA) limita le possibilità di attrarre talenti in un’ottica di scambio. Il successo di queste borse di studio si basa proprio sulla competitività, conferendo loro un prestigio che la Svizzera da sola non è in grado di replicare. Infine, a causa dell’esclusione dal programma Erasmus+, con l’attuale soluzione svizzera le università elvetiche non potranno sfruttare appieno il potenziale per l’internazionalizzazione dei propri corsi di studio. Le scuole universitarie svizzere, soprattutto quelle più piccole, non potranno approfittare dell'effetto strutturante dei programmi bilaterali Erasmus +. Alla luce di ciò, nutro il timore che ci stiamo avviando verso una lenta erosione della qualità nel sistema universitario elvetico.

Cosa può fare lei in quanto Presidentessa di swissuniversities, l’associazione mantello delle scuole universitarie svizzere, per impegnarsi ad assicurare la partecipazione ai programmi europei nel lungo termine?

In qualità di Presidentessa di swissuniversities spero ovviamente che la Svizzera torni a partecipare ai programmi quadro europei di ricerca e formazione professionale. swissuniversities e le università svizzere investono moltissime energie affinché ciò avvenga. Tuttavia è chiaro che sia il problema che la sua soluzione si basino su scelte politiche. La partecipazione della Svizzera ai programmi Erasmus+ e Horizon Europe esula quindi dall’ambito di competenza di swissuniversities.

Luciana Vaccaro
«Adempiendo al proprio mandato e ai propri compiti, la giovane SUP Grigioni ha tutto ciò che serve per diventare un gioiello nel panorama accademico elvetico.»

Il tema di questo numero sono le «reti». Quanto è importante fare rete, soprattutto per questioni come la partecipazione a Horizon Europe o ad altri programmi internazionali di istruzione?

In ambito di ricerca e istruzione terziaria, le reti sono di fondamentale importanza. Le scuole universitarie svizzere hanno raggiunto una posizione di spicco a livello internazionale e hanno aumentato la propria attrattiva attraverso lo scambio con altri Paesi. La scienza è frutto di un lavoro di collaborazione che va oltre i confini nazionali. Per mantenerla, le università dipendono dallo scambio internazionale e da condizioni generali favorevoli a livello nazionale. In quest’ottica, ogni iniziativa bilaterale è la benvenuta ma le ripercussioni dell’esclusione della Svizzera dai programmi Erasmus+ e Horizon Europe ci ricordano che il bilateralismo non potrà mai sostituire il multilateralismo.

La SUP Grigioni è la scuola universitaria professionale più piccola e giovane del Paese. Cosa ritiene sia necessario affinché un’università come la nostra – che è ancora molto periferica – possa avere successo nel panorama accademico elvetico?

La cosa più importante per le scuole universitarie è adempiere al proprio mandato pubblico nell’ambito della propria autonomia. Ciò vale per tutte le scuole universitarie svizzere. La SUP Grigioni è unica per orientamento, profilo e posizione geografica. Basandosi sulle proprie caratteristiche distintive può nutrire la propria identità e sviluppare una «unique selling proposition» creando vero valore aggiunto per la propria comunità nonché per l’economia e la società. Adempiendo al proprio mandato e ai propri compiti, la giovane SUP Grigioni ha tutto ciò che serve per diventare un gioiello nel panorama accademico elvetico.

Come Rettrice della Scuola universitaria professionale della Svizzera occidentale (HES-SO), lei è a capo di un’istituzione che comprende 28 scuole universitarie in sette Cantoni con oltre 20'000 studentesse e studenti, 5'700 dei quali studiano a Ginevra e 7'800 nel Canton Vaud. In questo contesto, fare rete è particolarmente importante.

La HES-SO è una struttura che basa la sua esistenza proprio sulle reti. Non si tratta solo di impegnarsi a mantenere quelle già esistenti ma anche di sfruttarle al meglio sviluppando, al contempo, reti nuove. Vedo la HES-SO come una piccola confederazione composta da unità collegate tra loro che formano un insieme, all’interno del quale è necessario creare unità e armonia rispettando la specificità e l’autonomia di ogni singola unità.

L’anno scorso, lei è diventata la prima Presidentessa proveniente da una scuola universitaria professionale a essere scelta come vertice di swissuniversities. Le scuole universitarie professionali in Svizzera stanno acquistando maggiore rilevanza?

Innanzitutto ci tengo a ricordare che, in qualità di Presidentessa di swissuniversities, rappresento tutte le scuole universitarie svizzere. È vero tuttavia che, per la prima volta dalla sua fondazione, swissuniversities è presieduta dalla Rettrice di una scuola universitaria professionale. Penso che questa «novità» sia riconducibile alle seguenti ragioni: da un lato, lo considero la dimostrazione del fatto che la Legge federale sulla promozione e sul coordinamento del settore universitario svizzero (LPSU) funziona. Dall’altro penso sia il segno che le scuole universitarie professionali abbiano raggiunto una certa maturità. Ne deduco che le scuole universitarie professionali abbiano trovato il proprio posto nel panorama accademico elvetico.

L’intervista è stata svolta in forma scritta.

Profilo di Luciana Vaccaro
La cinquantatreenne ha conseguito un master in fisica presso l’Università Federico II di Napoli e un dottorato di ricerca in microtecnologia al Politecnico federale di Losanna (PFL). La sua ricerca si concentra sui campi dell’ottica e dell’elettromagnetismo – e si è, in particolare, dedicata allo sviluppo di tecniche microscopiche ad alta risoluzione. È stata membro di diversi consigli nazionali per la scienza e l’innovazione. Nel 2013, a soli 44 anni, Luciana Vaccaro è stata nominata Rettrice della Scuola universitaria professionale della Svizzera occidentale (HES-SO). Da febbraio 2023 è Presidentessa di swissuniversities, la Conferenza dei Rettori delle università svizzere (CRUS). È sposata e ha due figlie.

 

Profilo della Scuola universitaria professionale della Svizzera occidentale (HES-SO)
La HES-SO che conta ben 21'000 studentesse e studenti è, da qualche anno, diventata la maggiore scuola universitaria professionale in Svizzera. È formata da 28 scuole nei Cantoni Friburgo, Ginevra, Giura, Neuchâtel, Vallese, Vaud e Berna. L’offerta formativa della HES-SO comprende 44 corsi di studio bachelor e 26 corsi master.

 

Testo di

Luzia Schmid, Responsabile progettuale Comunicazione universitaria, Caporedattrice